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Alle origini della Taranta

Rosa Paeda - Piccola Follia

Cinque miti da sfatare sulla pizzica

1) La tecnica di accompagnamento della pizzica col tamburello è una sola: quella eseguita con la rotazione del polso.
FALSO: Salvatora Marzo suonava la pizzica col pugno chiuso, probabilmente battendo la pelle alternativamente con il pugno e col polso e muovendo la mano sinistra per far risuonare i cimbali. A volte le terzine erano prodotte facendo vibrare la pelle sulla punta delle dita e la botta era data col palmo aperto. La tecnica con rotazione è stata probabilmente inventata dalla famiglia dei Mighali (detti Zimba) e si è imposta poi come standard in virtù della notorietà dei suonatori di Aradeo.

2) Il tarantismo si curava suonando soltanto la pizzica.
FALSO: Carpitella ha dimostrato che si usavano spesso nenie funebri, o anche altre tipologie di canto ballabile diverse dalla pizzica.

3) La maggioranza dei contadini, fino a pochi decenni fa, ballava la pizzica.
FALSO: coloro che ballavano la pizzica alla metà del secolo scorso erano una ristretta minoranza. La maggioranza, anche tra i contadini, preferiva i balli americani in voga in quegli anni, o addirittura il liscio romagnolo. Lo stesso Luigi Stifani, alle feste di paese, suonava più spesso il pop che la musica locale (era anche un ottimo chitarrista).

4) La pizzica esisteva solo nel Salento
FALSO: esistono molte pizziche dell'area barese e tarantina. Ci sono anche pizziche Arberesh, della comunità albanese di Puglia, che erano ballate con figure coreutiche completamente diverse da quelle della pizzica bassosalentina.

5) Nella pizzica tradizionale non ci si toccava mai
FALSO: osservazioni sul campo e testimonianze storiche mostrano che i ballerini, nelle fasi di rotazione ravvicinata, spesso si tenevano per mano; in alcuni paesi, si tenevano reciprocamente un braccio sul fianco e così legati facevano una o due piroette, prima di allontanarsi di nuovo.

Le origini della neopizzica

Ogni gruppo di riproposta salentino rivendica la primogenitura della riscoperta della pizzica, con risvolti spesso comici. In realtà, la pizzica non è mai stata riscoperta, perché non è mai stata dimenticata.

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La prima pizzica della riproposta

A quale anno risale la prima pizzica della riproposta? Ovvero, a quando risale  il primo brano ascritto al genere della pizzica eseguito al di fuori del contesto naturale in cui la pizzica è nata? Molti penseranno a Giovanna Marini, oppure a Rina Durante e al Canzoniere Grecanico salentino, dunque anni '70. E invece no: la prima "pizzica riproposta" è del 1955. Della pizzica tradizionale ha solo qualche spunto, nulla di più. Insieme con le registrazioni sul campo di Carpitella e Lomax, risalenti allo stesso anno, è anche la prima pizzica ad essere mai stata registrata o incisa. La canzone si intitola "Lu Tambureddu" e ricompare sei anni dopo nell'album "Rinaldo in campo" con il titolo Pizzica Pizzica. L'autore è un tale Domenico, detto Mimmo, che nacque a Polignano a Mare, trascorse l'adolescenza a San Pietro Vernotico, e a 19 anni emigrò al nord.

http://www.youtube.com/watch?v=FyPb_i0ZMG0

Due testimonianze storiche della pizzica pizzica

Giuseppe Ceva Grimaldi
Tratto da Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell’anno 1818, Napoli 1821

«La pizzica, che può dirsi la danza nazionale, è tra le più gentili che abbia mai Tersicore rivelata a’ suoi diletti adoratori: ci piace darne la descrizione. Una donna incomincia a carolar sola, dopo pochi istanti ella gitta un fazzoletto a colui che il capriccio le indica, e lo invita a danzar seco.

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